E’ un periodo che probabilmente non mi va poi così male, sono tranquillo ed abbastanza contento, sessualmente appagato, e perciò capita anche a me di lasciare che la mente vaghi su pensieri vacui e scherzosi…

Per questo ho scritto il mio primo post su un gruppo Facebook di cazzari, a cui appartengo da tempo, ma su cui ho solo commentato saltuariamente, e solitamente con qualche riflessione seria, sia pure in un contesto scherzoso, che è proprio del gruppo.

 

La mia riflessione di oggi riguarda la patatina (i soliti maliziosi non facciano commenti relativi a qualcosa differente dal noto tubero commestibile), ed in particolare la patatina fritta.

E’ da quando eravamo bambini che tutti ci esortano a non mangiare le patatine fritte, che fanno male alla salute, ma sin d’allora, chi più, chi meno, ce ne siamo sempre sinceramente sbattuti, magari senza esagerare per chi è più salutista, ma le abbiamo sempre consumate con affetto e dedizione, sicuri che siano tra le piccole cose più golose e liberatorie della vita. E magari da adulti abbiamo comperato quelle col 30% di grassi in meno, dette light, o cotte al forno, o sa il cielo con quale scappatoia per farle sembrate meno pericolose e trasgressive, ma le abbiamo sempre consumate nei momenti in cui avevamo bisogno di un sostegno, di un incoraggiamento, di una carezza…

Bene, riflettevo come ho imparato a controllare la fretta (da buon dominante) ed ad constatare che il massimo del gusto lo si prova quando si sgranocchia con calma una singola piccola patatina, e che quindi ingozzarsi di un buon numero insieme preclude il massimo delle sensazioni, e che la patatina deve essere gustata una alla volta e piccola se possibile, per trarne tutto il massimo piacere per un tempo più lungo.

Tutto qui, direte voi: vi avevo avvisati che era una riflessione oziosa, ma credetemi, se non lo avete ancora scoperto, provate, e vedrete che ottimizzerete, anche in questo caso, il piacere…

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