Sex worker e prostituzione: situazione, problematiche e prospettive

 

Faccio qui un riassunto e vi invito a leggere quest’articolo di Stefano Laforgia, che fa un quadro esatto e approfondito del sex working e delle leggi americane che ne hanno recentemente tentato il contrasto, creando più danni che benefici in tutto il mondo, con particolare evidenza alla situazione italiana. Unica mia critica personale è l’ingenuità che questo “lavoro” debba essere svolto da chi realmente lo ama, e non per necessità economica, che secondo me è pura utopia…

 

https://www.bdsmitalia.org/sex-worker-e-prostituzione-situazione-problematiche-e-prospettive/

 

Le leggi USA SESTA e FOSTA non coinvolgono solo le aziende e i siti “americani”. Poichè il sex trafficking opera a livello globale, la legge coinvolge qualunque sito, indipendentemente dalla sua ubicazione, che si rivolga anche alla clientela negli USA. Ma anche se riguardassero “soltanto” i siti made in USA, dobbiamo comprenderne la portata, visto che spesso siamo noi utenti che li utilizziamo anche dall’estero. Facebook ha già adottato una politica molto più restrittiva per quanto riguarda i temi collegati alla sessualità e all’adescamento. Ma non si è limitato a questo. Ha bannato anche “l’adescamento implicito“, che include l’uso di uno slang con riferimenti sessuali, la richiesta di immagini di nudo, la discussione delle “preferenze del partner sessuale” e persino il dimostrare interesse nel sesso. In altre parole: si può discutere di sfruttamento sessuale, ma la discussione del sesso consensuale tra adulti resta un tabù. Questo è un tipico esempio di censura: parlare di sesso è permesso solo quando viene presentato come pericoloso o come qualcosa di cui vergognarsi. Un semplice post che parla di sesso in modo non osceno oppure il dichiarare di amarlo o averne voglia, rischia di diventare oggetto di questa censura. Fin da quando le discussioni online sono esistite, ci sono stati anche tentativi di censura nei confronti della sessualità e della sua espressione.             Il sito Fetlife è molto conosciuto in ambito BDSM ed è un’azienda canadese, quindi “fuori” dalla giurisdizione federale degli Stati Uniti. La stragrande maggioranza dei suoi utenti, però, è negli USA. Quindi, per non rischiare ulteriori problemi, ha dato un giro di vite alle sue politiche, bandendo qualunque riferimento allo scambio di prestazioni sessuali a pagamento. Praticamente niente più Prodomme o proslave che propongono sessioni a pagamento o pubblicizzano i loro tour o il loro tariffario.

 

Vi immaginate se il gestore di un’armeria negli USA venisse accusato insieme a chi ha usato una sua arma per commettere un reato? Pensate che un armeria sceglierebbe di continuare il suo business se rischiasse di essere coinvolta direttamente nei reati dei propri clienti?

Non voglio dire che sia un po’ come amputare un arto per via di un’unghia incarnita, ma voglio spiegare come queste leggi spingono le sex worker ad un livello meno visibile e tutelabile.

Proviamo a fare un esempio più simile alla nostra esperienza italiana e pensiamo un attimo alla carta stampata. Chi di voi apre un quotidiano, troverà prima o poi da qualche parte una sezione relativa agli annunci. E troverà anche una sezione relativa agli “Incontri” o “Relazioni sociali”, con un susseguirsi di annunci del tipo “AAA nuovissima, completissima, massaggi da urlo”. Secondo voi sarebbe giusto che per regolamentare questi annunci si fosse costretti ad eliminare l’intera sezione dove magari c’è anche “Pensionato vedovo cerca amica coetanea per amicizia e compagnia”? Eppure è quello che sta succedendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervenire con l’educazione e non con la repressione

C’è da fare un grosso, enorme lavoro alla base: in famiglia e nelle scuole. Bisogna educare alla sessualità, ma anche all’affettività. E’ necessario che le nuove generazioni -di ambo i sessi- migliorino il loro approccio con la sessualità e i rapporti con l’altro sesso. Il modello svedese punisce il cliente, ma non risolve il problema. Senza un lavoro più profondo a livello culturale e di costume sociale, non si riuscirà a ridurre la richiesta di prostituzione.

 

La trasmissione di approfondimento Atlantide di Grp dedica una puntata al tema della prostituzione. All'interno un'intervista a Mirta Da Pra, responsabile del area Vittime del Gruppo Abele.

https://youtu.be/Xs6GcFXNMC4

 

Perchè i sex worker scelgono questo mestiere?

Non mi risulta ci siano studi ufficiali che analizzino le varie motivazioni che portano una persona a scegliere questo lavoro. Sarebbe sicuramente interessante poter disporre di un’analisi di questo tipo e se qualcuno ha dei dati attendibili, li condivida qui nei commenti.

Non voglio fare sociologia spicciola perchè il fenomeno della prostituzione è estremamente complesso, quindi mi limiterò a condividere le mie ipotesi, ma anche i miei dubbi e speranze.

La domanda da cui sono partito è “Posto che la prostituzione possa essere una scelta e non una costrizione, che tipo di prostituzione sarebbe quella più etica?“. Prima di tutto vorrei davvero che la prostituzione fosse una scelta libera, il che vuol dire anche libera dal bisogno.

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